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Donne, immigrazione e inclusione: Pesaro fa scuola a Bruxelles

Donne, immigrazione e inclusione: Pesaro fa scuola a Bruxelles  

Le buone pratiche del Comune presentate alle 23 città del meeting Connection promosso da Eurocities 

Le buone pratiche di Pesaro, in termine di inclusione di genere, raccontate alla platea internazionale di Connection, il meeting di Eurocities che si è appena concluso a Bruxelles. Un percorso di crescita e confronto internazionale che vede protagonista il Comune per il triennio 2020-2022 insieme ad altre grandi città attive nella promozione e costruzione di percorsi inclusivi per le donne migranti e rifugiate (tema che Pesaro ha affrontato insieme a Göteborg, Utrecht, Varsavia e Lipsia). 

Un incontro di metà progetto, che segue il meeting online ospitato da Göteborg a maggio 2021, che ha portato «stimolanti occasioni di scambio e di crescita per la città e le figure professionali che ruotano attorno al mondo dell’accoglienza, dell’inclusione, dell’educazione» spiegano Sara Mengucci, assessora alla Solidarietà, Giuliana Ceccarelli, assessora alla Crescita e alla Gentilezza e Mila Della Dora, assessora alla Coesione e al Benessere.  

Numerose le sfide e le idee prodotte dalla condivisione di pratiche: «Tra le priorità su cui lavorare, c’è quella di attuare percorsi che rafforzino la consapevolezza e il ruolo delle giovani nei loro ambienti quotidiani. Sono ancora troppe le situazioni in cui le donne non riescono a realizzare i propri progetti perché boicottati dalla pressione della componente maschile di famiglia e comunità», precisa Della Dora

Tra i dati emersi durante Connection, i numeri che raccontano come, in media, le donne immigrate abbiano un basso livello di occupazione e di apprendimento delle lingue, abbiano difficoltà di accesso ai servizi ‘mainstream’ in città, siano sottoposte ad un alto rischio di violenza domestica. «Per varie ragioni, le donne migranti vivono, in alcuni casi, il primo impatto con istituzioni e servizi con diffidenza» sottolinea Mengucci, per questo è urgente basare la progettualità sullo sviluppo della fiducia delle donne migranti: «Usare intermediari credibili e avere programmi che aiutino le donne a relazionarsi e incontrarsi è essenziale. La co-progettazione delle politiche non è solo consultazione, permette di coinvolgere le donne, fin dall’inizio».  

Tra gli esempi significativi c’è la Casa del Riciclo a Göteborg, «da cui sarebbe bello prendere spunto. Avere un centro fisico che funga da ‘Community hub’ per le donne è importante – spiega Filippo Galeazzi, che ha seguito il progetto per il Comune di Pesaro – : la città ha costruito, negli anni, una solida struttura per le politiche sociali e di accoglienza ma, ora più che mai, la “questione femminile” diventa una priorità, una sfida a lungo termine che chiama a elaborare nuovi e diversi interventi». Come, appunto, la Casa del Riciclo, che Pesaro avrebbe le potenzialità e possibilità di realizzare, «magari con un’attenzione alla cultura e alla musica, tratti identitari del nostro territorio». 

«Così come è urgente – aggiunge Ceccarelli – sviluppare politiche di integrazione efficaci, anche alla luce della crisi afgana che vede i vari paesi coinvolti nell’accoglienza e nell’inclusione. Fondamentale anche l’attivazione di politiche per l’apprendimento transnazionale, la “buona pratica” della Scuola delle mamme straniere di Pesaro ce lo insegna».  

«Stimoli e riflessioni da calare nella realtà locale, per potenziare le attività già realizzate dall’Amministrazione per una società più equa e inclusiva», ha concluso Camilla Murgia, consigliera comunale che ha collaborato al progetto di candidatura di Pesaro per Connection, ricordando il lavoro del vicesindaco Daniele Vimini che ha sostenuto, da subito, la partecipazione a Connection. 

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